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USA: "Gli artisti più regolamentati delle case farmaceutiche"

Il convegno organizzato dalla ASCAP negli Stati Uniti, l'Expo 2017, è stato l'occasione per artisti e professionisti del mondo musicale di chiedere ancora una volta una riforma delle leggi sul copyright nel Paese. La American Society of Composers, Authors and Publishers ha fatto presente che, a fronte di una raccolta di più di un miliardo di dollari in diritti, le performance sono quasi raddoppiate, con 1 triliardo di dollari. Una disparità dovuta alle leggi antiquate, secondo il presidente della società Paul Williams.

Fra gli altri argomenti trattati a Hollywood, c'è stata la speranza che Donald Trump abbia più interessa rispetto a Obama a regolare anche il mondo musicale. Una delle proposte attualmente da valutare, la Copyright Selection and Accountability Act, è stata segnalata come interessante dalla comunità musicale. L'ufficio americano per il copyright dovrebbe, secondo la proposta, diventare un'agenzia indipendente, diretta da una persona scelta dal presidente, portando alla parità con altri diritti come i brevetti. "Il copyright non dovrebbe essere regolato dal Congresso, è un mercato libero e bisognerebbe poter negoziare senza che sia il governo a dire quanto si dovrebbe essere pagati", ha spiegato l'avvocato Dina LaPolt, che ha aggiunto: "Negli Stati Uniti, i cantanti sono sottoposti a più regole delle compagnie farmaceutiche!".

E' stata presentata all'incontro anche Auddly, servizio svedese che permette agli autori di registrare i loro dati per ricevere automaticamente segnalazioni sull'uso della loro musica, soprattutto durante lo streaming. Questo permetterebbe anche di accumulare i più piccoli introiti, che porterebbero alla fine a una somma più significativa.