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I bagarini e la cultura

  • Written by Pierluigi Panza
  • Published in Attualità

Si sono evidenziate delle problematiche nella biglietteria: siamo intervenuti con provvedimenti di licenziamento e abbiamo presentato un esposto in Procura contro il bagarinaggio. La situazione non è tale da creare allarme, ma è meglio intervenire». Il sindaco e presidente del Teatro alla Scala, Giuseppe Sala, prende posizione sulla battaglia in corso tra il più famoso teatro italiano e il fenomeno del secondary ticketing, il mercato online dove si trovano biglietti a prezzi molto maggiorati. 
Un po’ di allarme c’è, eccome! Per la serata del primo marzo del Simon Boccanegra alla Scala sui canali online del secondary ticketing sono in vendita biglietti sino a 975 euro per la platea contro un costo ufficiale di 276 (ci sono ancora 5 posti disponibili e un posto a 69 euro); stessa musica per Orfeo e Euridice del 6 marzo dove i bagarini 2.0 vendono biglietti sino a 1.071 euro (disponibili a 252 sul sito Scala) mentre per la serata Mahler 10 / Petite Mort / Bolero del 13 marzo si passa dai 180 euro ufficiali ai 1.071 in Rete. Per la serata inaugurale del Don Pasquale (3 aprile) biglietti fino a 1.080 euro contro un costo ufficiale di 276 (306 posti disponibili e altri 29 al costo di 90 euro). Ma il top del bagarino 2.0 non è il tenore da Scala bensì il tenore-pop: Andrea Bocelli al Teatro del Silenzio di Lajatico, concerto benefico per la sua città natale (28 luglio): biglietti fino a 3.112 euro.
La caccia online ai turisti culturaliQuesta è la punta dell’iceberg. Per il concerto di Ennio Morricone al Forum di Assago del 6 marzo sono in vendita sui canali non ufficiali biglietti fino a 666 euro anziché 138; prezzo più che raddoppiato (da 13,50 a 28 euro) per l’esposizione multimediale Van Gogh–The Immersive Experience nella basilica di San Giovanni Maggiore a Napoli; tariffe fino a 36 euro (anziché 11,50 con varie soluzioni) per la mostra-evento Pink Floyd Exhibition al Macro di Roma. Poi c’è il «ticket saltacoda»: per il tour meneghino Cenacolo, Duomo e Castello Sforzesco si pagano circa 100 euro (ne basterebbero circa 20). Casi analoghi per i Musei Vaticani, Palazzo Ducale a Venezia, gli Uffizi a Firenze… È un fenomeno presente anche all’estero. 
Proprio il tribunale di Firenze ha recentemente vietato l’uso commerciale del David di Michelangelo a una società che rivendeva a prezzo maggiorato biglietti per la Galleria dell’Accademia. E, sull’onda del provvedimento, il direttore degli Uffizi, Eike Schmidt ha reclamato per l’Italia «una legge antibagarinaggio per i musei, come quella che già esiste per i grandi eventi sportivi». In mancanza di una norma ad hoc, l’attività dei cyberbagarini non rappresenta un reato finché i biglietti per musei e teatri si possono passare di mano. I siti di secondary ticketing compaiono spesso in cima alla lista dei risultati creati dagli algoritmi dei motori di ricerca, specialmente se le ricerche vengono effettuate in inglese: i turisti stranieri rappresentano i bersagli ideali delle rivendite a prezzi maggiorati. Associando la parola «ticket» a un museo o monumento ci si imbatte in un gran numero di link sponsorizzati che rimandano a siti che propongono tour e biglietti a costi gonfiati. Questo avviene perché gli algoritmi dei motori di ricerca sono messi a punto per finalizzare al consumo e non alla diffusione della conoscenza o della informazione. La cultura è travolta dalle logiche commerciali del mondo digitale.
La petizione L’offensiva contro il secondary ticketing viene anche dal basso attraverso iniziative popolari come la petizione su Change.org – quasi 15 mila firme – per chiedere al presidente del Consiglio di intervenire per arginare il fenomeno. A lanciare la sottoscrizione è stato Roberto Silva Coronel, imprenditore nel settore della digital innovation che ha ideato Mticket, piattaforma per l’emissione di biglietti a cui è collegata una app che promette di contrastare il bagarinaggio online associando ogni biglietto a un numero di cellulare, rendendo tracciabile il possessore. 
Il processo a MilanoIn compenso l’8 maggio, davanti al gup di Milano Maria Vicidomini, si terrà l’udienza preliminare per i nove indagati (persone fisiche e società) nell’inchiesta sul secondary ticketing nei concerti. Il pubblico ministero Adriano Scudieri accusa di aggiotaggio e truffa alcuni rappresentanti di «Live Nation Italia» e «Live Nation 2», l’ex amministratore di «Vivo» e quello di «Di Gi» oltre all’amministratore del sito Internet di rivendita di biglietti «Viagogo».
Sotto l’attacco dei cosiddetti bagarini digitali il mondo della cultura si dimostra impreparato. I musei si stanno adeguando faticosamente alle nuove tecnologie di ticketing elettronico. L’Osservatorio Innovazione Digitale nei Beni e Attività Culturali, nell’indagine intitolata I Musei visti dal web (uno studio condotto su 203 musei) ha rilevato che solo 72 – ovvero il 35% – mette a disposizione dei visitatori il servizio di ticketing online. Di questi, il 57% ha un costo aggiuntivo di prevendita ma solo il 32% permette di acquistare online e stampare direttamente i biglietti. Ancor più deficitaria è la situazione degli istituti culturali: lo studio dell’Istat intitolato I Musei, le aree archeologiche e i monumenti in Italia (dati del 2016) riferisce che «meno della metà degli istituti italiani (45,6%) prevede l’ingresso a pagamento. La metà degli istituti culturali ha un sito web (57,4%), il 40,5% un account sui social media (come Facebook, Twitter, Instagram...), ma soltanto il 6,6% ha un servizio di biglietteria online». 
Cioè, il digitale viene usato in maniera propagandistica, meno per l’aspetto di maggiore utilità: comprarsi online il biglietto e stamparselo senza rischi di sovrapprezzo.

Fonte: Cinquantamila.corriere.it